Filosofia - Arte

FILOSOFIA NELLA NOTTE

Al [tidirò] centro di cultura varioraggiante, nel cuore di Trastevere, prende inizio la stagione filosofica con gli incontri del venerdì alle ore 23. I temi trattati sono vari e ovviamente varioraggianti spaziando in ambiti apparentementi distanti e qualche volta dissonanti, saltando nello spazio e nel tempo dalla filosofia greca all'esoterismo di Andy Warhol, dall'antica sapienza in Pirandello alla filosofia orientale, dal platonismo nell'arte del Rinascimento al pensiero paradossale di Giordano Bruno... inseguendo con spirito indomito e indagine inflessibile il lume della filosofia, quell'amore per la sapienza che ha lasciato traccie immortali.

LA FILOSOFIA DI ANDY WARHOL

Andy Warhol è il re dei "pensieri mai pensati", non si lascia inserire in nessuna descrizione, sguscia via come un'anguilla, e sicuramente se ne riderebbe vedendosi avviluppato in una interpretazione religiosa, così angusta e stridente, la meno adatta per lui. Se dice "pentiti e non peccare più!" non sta parlando ad un livello unico, quello letterale, il più banale: "ognuno di noi potrebbe vedere a 'diversi livelli' se non ci fossero gli occhiali"(pag.61), quindi Andy Warhol stesso invita ad una lettura più ampia parlando di occhiali come di paraocchi uniformanti. L'opera di Warhol e la sua filosofia sono come domande che non hanno risposta, o per lo meno non hanno il tipo di risposta che si è abituati a dare, stimolano l'esplorazione e la comprensione a 'diversi livelli' simultanei, conducono oltre il già dato, oltre le risposte plausibili. Il suo lavoro esige grandi spazi dove poter inserire contemporaneamente le cose e le loro ombre, la mente e le sue costruzioni, ogni descrizione e il suo ribaltamento, "quando guardo le cose, vedo sempre lo spazio che occupano" (pag.114). Quindi la frase che ha dato il titolo alla sua mostra a Roma, "pentiti e non peccare più!", nasce da questo spazio così ampio, il suo "grande spazio vuoto" (pag.113), il "meraviglioso, bellissimo vuoto" (pag.31), e lì deve rimanere. Il suo pensiero non va ristretto e angustiato con interpretazioni e approssimazioni, è un pensiero che va colto là dove sta, senza sprecare la bellezza del suo messaggio, "lo spazio vuoto è spazio mai-sprecato" (pag.113). Dallo stesso 'vuoto' nasce provocatoriamente un'altra frase, una vera sfida per il senso comune: "Ho una fantasia sul Denaro: cammino per strada e sento qualcuno dire, sussurrando: 'Ecco la persona più ricca del mondo'." (pag.109). Fermiamoci, aspettiamo a dire banalità. Lasciamo che sia Warhol stesso a guidarci alla comprensione: "Essere ricchi credo significhi avere uno spazio solo, un grande spazio vuoto" (pag.113). La sua fantasia si è perfettamente realizzata; come un vento avvolgente, dappertutto si sentono voci sussurrare: "Ecco veramente la persona più ricca del mondo".

STUDIO DI SÈ

Platone ci ha lasciato un'eredità molto ricca, ha parlato di trasformazione, e la ricchezza per i giovani oggi è proprio la possibilità reale di trasformazione. Si vuole cambiare, non si sa veramente bene che cosa e come, ma in molti animi c'è il desiderio di immaginarsi diversi, più veri, più intensi, più vivi. Si cerca... le offerte sono molteplici, ci sono ricette, soluzioni, meditazioni per tutti i gusti, ma l'intensità, quella che veramente si cerca, come è lontana dal mercato delle cose sante! Platone parla di altro, prende l'argomento da un'altra prospettiva, non vuole aggiungere illusioni sull'illusione, non vende cose sante, ma parla di coraggio, perchè si tratta di diventare eccellenti uscendo dalla mediocrità, e questo richiede coraggio. Il "Lachete" è il dialogo di Platone che parla proprio di questo: i giovani devono venire 'educati' alla conoscenza per non essere mediocri e devono 'esercitarsi' per diventare eccellenti. Sottolinea quindi l'importanza di 'educazione' ed 'esercitazione', ma la difficoltà risiede proprio nel capire dove indirizzare gli
sforzi, la buona volontà non basta. Platone apre uno spiraglio e parla di 'decisione' che non va presa però seguendo i 'molti'; per prendere una decisione bisogna 'indagare' e l'indagine deve andare sempre più a fondo fino agli interstizi dell'argomento, senza accontentarsi dei pensieri di altri, cercando il proprio pensiero che abbia la qualità di un pensiero mai pensato. Lo scopo di tutto questo è prendersi cura di sè per diventare migliori, sviluppare il coraggio per diventare un 'musico', colui che sa accordare in bellissima armonia la sua vita, armonia tra colui che parla, ciò che dice e ciò che fa.

ZEN

Nello zen la comprensione sale col suo proprio ritmo, emerge nel suo proprio modo; in esso non c'è
niente di lineare, consecutivo, pur essendo nello stesso tempo così rigorosamente logico. La comprensione per lo zen, è innanzi tutto non cercare di capire basandosi su sequenze lineari, su ragionamenti causali, ma è evocare, col più fine intuito, possibili connessioni, strabilianti deduzioni, 'pensieri mai pensati'. La comprensione allora, quando emerge, è dotata di un respiro ampio, e si allarga ancora fino a comprendere
l'incomprensibile, fino a includere il paradossale, a renderlo significativo. Lo zen usa le storie più bizzarre per rompere certezze stabilizzate, per far cadere i pregiudizi, per disorientare. Comprendere le storie zen non è aggiungere qualcosa al sapere già strutturato, non è ampliarlo, o confermarlo, ma al contrario è destabilizzare il costrutto di tale sapere; così le simmetrie si rompono, le certezze si sfaldano per lasciare spazio all'insorgere di nuove modalità conoscitive, all'emergere di nuove possibilità prospettiche, a nuovi impatti creativi. Per afferrare lo zen è necessario 'inventare' una risposta qualitativamente differente a domande sconcertanti come "L'affermazione non raggiunge lo scopo, e non lo raggiunge la negazione, e neppure l'affermazione-negazione; che hai da dire in proposito?". Le storie zen pongono domande impossibili, di cui non si conosce la risposta, insegnano a uscire dalla banalità, dall'usuale, dall'abitudine ad appoggiarsi sulle risposte date da altri. Stimolano la ricerca, l'esplorazione, la riflessione, spronano a scoprire correlazioni, a costruire nuove connessioni; il paradosso è maestro di strategia. Lo zen conduce a superare il dualismo di 'affermare' e 'negare', senza però portare a postulare altre idee conclusive... crea sospensione; oltre il dualismo non sorgono altri concetti, altre definizioni, ulteriori descrizioni. Nagarjuna ne
chiarisce il senso dicendo: " Il vuoto è eliminazione di tutte le opinioni. Coloro poi per cui anche il vuoto diventa un'opinione, questi sono detti inguaribili".